Mary Poppins, il coraggio dei buoni sentimenti

Disney riesce ancora a ripetere l’incanto di Mary Poppins, a 54 anni dall’apparizione nelle sale cinematografiche della tata fatata raccontata dalla scrittrice Pamela Lyndon Travers.

Allora il mondo era scosso dalla Guerra del Vietnam, in Italia s’inauguravano importanti opere pubbliche come l’Autostrada del Sole e il Traforo del Gran San Bernardo, e usciva in commercio la Nutella; erano gli anni del boom economico, accompagnato dalle critiche di alcuni intellettuali alla borghesia, premessa della contestazione culturale del Sessantotto.

Oggi viviamo in un’altra epoca e quel sistema di principi e valori non esiste più. Nonostante ciò Mary Poppins non è cambiata, fedele alla sua concezione della vita; il merito va alla regia di Rob Marshall, alla sceneggiatura di David Magee, e soprattutto alla bravura narrativa della Travers che ha creato una storia capace di infrangere la barriera del tempo.

È utile ricordare che la scrittrice, nata in Australia nel 1899 e naturalizzata britannica, orfana di padre, inventò il personaggio di Mary Poppins quando era adolescente, per alleviare la tristezza delle sorelle durante le crisi depressive della madre; il primo romanzo uscì nel 1934 e fu un successo immediato, seguito da altri sette episodi.

Mary Poppins Returns ©Disney

Si spiega anche così, attraverso il dolore autentico di una ragazza, il flusso di emozioni che «Mary Poppins Returns» regala agli spettatori, con il sorriso sulle labbra e la luce della speranza sempre accesa, della quale i lampioni a gas accesi dagli «acciarini» sono efficace metafora.

La trama si snoda con leggerezza grazie alla musica e alle canzoni (ottimi gli interpreti della versione italiana), alle scenografie e alle coreografie, e alla bravura dell’attrice protagonista, Emily Blunt, di una semplicità perfetta, e di tutto il cast; degni di nota il cammeo di Angela Lansbury e i personaggi caratterizzati da Colin Firth e Meryl Streep.

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