Un leopardo della neve cresciuto a Villarbasse

Carlo Alberto Cimenti

Carlo Alberto Cimenti è un atleta che ama la montagna. Pratica con regolarità corsa in quota, alpinismo e sci alpinismo, ma la sua specialità sono le spedizioni per conquistare le vette più alte del mondo. Nel 2015 ha ricevuto dalla Federazione alpinistica russa lo «Snow Leopard» (leopardo della neve), onorificenza attribuita a chi è riuscito a scalare tutte e cinque le cime sopra i 7mila metri dell’ex Unione Sovietica; è il primo e unico italiano ad aver ottenuto questo riconoscimento, con scalate fatte tra il 2013 e il 2015, sempre in estate.

«Mio padre – racconta – mi ha abituato allo sport sin da bambino, con la bicicletta e gli sci. A 14 anni praticavo ciclismo a livello agonistico, poi mi sono avvicinato alla corsa in montagna e dalla metà degli anni Novanta ho iniziato a partecipare alle spedizioni in alta quota». Ha 42 anni, è cresciuto a Villarbasse, in questo periodo abita a Prali e si allena sulle Alpi occidentali.

Cimenti ha scalato tre ottomila, il Cho Oyo (8.201 metri), al confine tra Cina e Nepal, il Manaslu (8.163 metri) nella catena dell’Himalaya e il Dhaulagiri, in Nepal (8.167 metri), a ottobre del 2017. «Per queste spedizioni – spiega Cimenti è necessario allenarsi duramente per resistere alla fatica, praticando molte ore di attività fisica consecutive, di corsa oppure sugli sci». Cimenti ha deciso di effettuare queste scalate senza ossigeno, affidandosi esclusivamente alle energie del proprio corpo, e dunque la fatica è ancora maggiore. «Voglio salire soltanto con le mie forze e se non riesco più a salire torno indietro; non mi piace usare aiuti esterni», dice.

Si tratta di spedizioni che durano un paio di mesi. Arrivati sul posto comincia la fase di acclimatamento indispensabile per preparare il fisico, aumentando il livello dei globuli rossi nel sangue con tratti sempre più lunghi di salita e discesa e soste notturne a quote più elevate. Dopo iniziano i tentativi di scalata ma il successo quasi mai è immediato e perciò bisogna provare e riprovare. Per raggiungere la cima del Dhaulagiri, l’8 ottobre del 2017, Cimenti ha dovuto affrontare ben tre tentativi, fermato prima da una bufera e poi da un malanno.

Sulle prossime sfide Cimenti non si sbilancia, ma l’intenzione è muoversi sulla catena del Karakorum. «Per praticare attività di alta quota – spiega – bisogna avere un fisico adatto, ma soprattutto tantissimo entusiasmo e voglia di soffrire. Si provano esperienze molto forti ed emozioni estreme, sia nel bene che nel male, e gioie bellissime come vedere dalla cima di un ottomila un’alba indimenticabile».

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