Il tumore e le guerre raccontati da cronista

Mimmo Candito ha presentato il suo libro al San Giuseppe di rivoli

Scavare dentro se stessi e trovare l’energia vitale necessaria per combattere le difficoltà: è l’essenza di 55 vasche. Le guerre, il cancro e quella forza dentro, il libro scritto dal giornalista Mimmo Candito (edizioni Rizzoli) per raccontare la sua battaglia contro il cancro. L’autore è intervenuto ieri al Collegio San Giuseppe di Rivoli, ospite di Associazione UP, con il collega Dario Corradino a moderare l’incontro.

«Il tumore è una malattia – ha ribadito con forza Mimmo Candito – e si chiama così, non “brutto male”, perché i nomi bisogna usarli con consapevolezza». Nel libro il giornalista, per lungo tempo inviato in zone di guerra per La Stampa, racconta la scoperta improvvisa della malattia a Miami, la diagnosi impietosa – «non è operabile» – e le cure sperimentali, ma soprattutto la voglia di difendere la vita, di combattere contro la morte, anche nuotando in piscina per 55 vasche di seguito, superando le difficoltà respiratorie e la spossatezza dovuta alla chemioterapia; la determinazione usata per favorire la guarigione, confermata da studi recenti di oncologia che dimostrano come la volontà del malato influisca sull’esito della terapia.

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La cronaca di una vicenda personale, trattata alla stregua dei conflitti che Candito ha seguito nel mondo, dall’invasione sovietica dell’Afghanistan alle Guerre del Golfo, compresa la cruenta fine del regime di Gheddafi in Libia, in zone contaminate dalle polveri dell’uranio impoverito sparse nell’aria dai proiettili, probabilmente la causa scatenante del suo male, anzi del suo tumore.

Così, stimolato da Corradino, Candito si è soffermato in una dettagliata analisi dell’attuale situazione legata al conflitto siriano, sottolineando come si tratti innanzitutto di uno scontro interno al mondo musulmano, tra gruppi sunniti e sciiti, che ha prodotto, sinora, centomila morti in Medio Oriente, e un centinaio in Occidente. Candito ha espresso in modo netto la propria contrarietà a un intervento militare in zone nelle quali non vi è chiarezza su chi effettivamente comandi sul campo, con il potere suddiviso tra innumerevoli fazioni in lotta tra loro.

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