In avanscoperta tra San Martino e Solferino

Sarà stata la giornata sbagliata? Capitai domenica 6 gennaio 2013 nelle terre della Guerra di Indipendenza, tra le province di Brescia, Mantova e Verona, laddove il 24 giugno 1859 oltre 230mila soldati si combatterono lasciando sul campo 17mila caduti e così tanti feriti che furono costretti a inventare la Croce Rossa.

M’aspettavo d’accarezzare l’anima alla Nazione Italiana e cogliere un’orgogliosa ostentazione di patrio amore. Nulla, invece.

A San Martino della Battaglia vidi la torre intitolata a Vittorio Emanuele II attraverso le sbarre della cancellata. Ahimè!, arrivai alle ore 12.10 e l’ingresso è consentito solo fino alle 12.30, ma la biglietteria chiude alle 12.00, come mi venne laconicamente fatto notare. Avrei dovuto attendere la riapertura alle 14.00, bivaccando come un fante pronto all’ennesimo assalto.

Mi mossi invece verso Solferino, confidando in sorte migliore. Raggiunsi Piazza Castello e mi sembrò spoglia come dopo una ritirata. M’arrampicai su per la collina, dove morirono a centinaia, fino alla “Spia d’Italia”, la torre che domina la pianura, ed era chiusa. Indubbiamente inespugnabile. Indicazioni? pochissime. Nemmeno una bandiera italiana, un fazzoletto tricolore. Nulla. Fossimo in Francia, sarebbe un tripudio. Mah! Sarà stata la giornata sbagliata.

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